Giro del mondo in 80 righe


-Venezuela


Dopo i violenti scontri delle ultime settimane, la situazione politica in Venezuela non è affatto migliorata. Spaventano Caracas le dichiarazioni del vicepresidente degli Stati Uniti d’America Mike Pence circa il sostegno americano in America Latina “fino a quando la democrazia non sarà restaurata”. Il governo chavista del presidente Maduro ha provveduto a predisporre un piano preordinato ad armare la popolazione civile in vista di una temuta aggressione straniera. In effetti, oltre alle pressioni americane, il Venezuela si è trovato a doversi confrontare con l’accusa, da parte del governo di Bogotà, rivolta alle forze armate venezuelane, di aver violato i confini colombiani. Accusa che il ministro della difesa di Caracas, Vladimir Padrino Lopez, respinge fermamente. Infine, Mosca ha ribadito la disponibilità a una maggiore cooperazione con la Repubblica Bolivariana del Venezuela nonostante le sanzioni imposte da Washington, come rivela l’agenzia stampa russa Sputnik.

-Europa

La conferenza di Parigi tra Spagna, Francia, Germania e Italia, fortemente voluta dal presidente francese Emmanuel Macron, sembra aver dato i suoi frutti. La cancelliera di ferro Angela Merkel sembra finalmente aver ceduto e ha riconosciuto il superamento del sistema Dublino (quello che impone che la domanda di asilo venga presentato nel paese di Prima accoglienza). Importante quanto azzardato passo avanti nelle relazioni inter-europee, considerando che la première tedesca si troverà a dover affrontare l’imminente tornata elettorale in Germania. Secondo quanto stabilito i migranti verranno identificati direttamente nei paesi d’origine in cui i controlli verranno effettuati anche attraverso l’ausilio del personale militare e con la cooperazione dell’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati e dell’Unione Europea. A tal fine, Angela Merkel si è detta pronta a sostenere economicamente la Libia, il Ciad e il Niger, i cui rappresentanti erano presenti all’incontro. Da Parigi esce dunque un’Italia avvantaggiata e soddisfatta, come si è detto il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, sperando che questo nuovo progetto non segua la stessa sorte delle operazioni Mare Nostrum e Triton.

-Gran Bretagna


Theresa May sarebbe pronta a dimettersi nel 2019 una volta concluse le trattative relative alla Brexit; sebbene il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker abbia dichiarato che gli inglesi sembrerebbero prendere le stesse “non troppo sul serio”. Lo rivela il quotidiano britannico Daily Mirror, al quale un deputato conservatore il cui nome non è specificato avrebbe riportato che il primo ministro starebbe intrattenendo degli incontri informali con tredici parlamentari conservatori per cercare di mantenere la sua posizione in virtù di una lettera rivolta alla stessa May da parte di alcuni deputati del suo partito in cui questa sarebbe stata esortata a dimettersi.

-Spagna


Dopo il drammatico quanto vigliacco attentato avvenuto sulla Rambla di Barcellona un altro evento sembra possa sconvolgere la Spagna. È infatti stata richiesta per il primo ottobre l’indizione di un nuovo referendum per l’indipendenza della Catalogna, già effettuato nel 2014 con la schiacciante vittoria dei separatisti ma invalidato dalla magistratura spagnola per irregolarità nello svolgimento delle operazioni elettorali. Secco il rifiuto del governo spagnolo il quale ha ribadito l’incostituzionalità dello stesso e le intenzioni dell’esecutivo di ricorrere a qualsiasi misura che si rendesse necessaria. Sebbene i sondaggi diano in leggero vantaggio i catalani unitaristi, più del 70% degli aventi diritto al voto in catalogna sarebbe favorevole al referendum.

-Corea del Nord


Peggiora la posizione di Pyongyang sullo scacchiere geopolitico mondiale. Dopo il lancio Nordcoreano di un missile balistico (il modello progettato per il trasporto di cariche esplosive nucleari) atterrato nelle acque di Hokkaido, Giappone, la Corea del Sud ha risposto con un’esercitazione militare aerea nei pressi del confine Nordcoreano e ha richiesto con urgenza, unitamente a Giappone e Stati Uniti, una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Anche la Cina si è unita alle critiche contro il regime della dinastia Kim, pur invitando gli attori della scena internazionale a mantenere “l’autocontrollo” perché venga favorita la ripresa dei negoziati. Mosca ha invece sottolineato la inutilità delle sanzioni individuali ribadendo il ruolo dell’ONU in materia e invitando gli Stati coinvolti a non adottare ulteriori embarghi o operazioni di tipo militare sebbene il presidente Trump abbia dichiarato di non escludere a priori nessuna contromisura.

-Medio Oriente


Continua lo smantellamento del sedicente Stato Islamico. Negli ultimi giorni è stata liberata la regione del Kalamun Occidentale ai confini con il Libano da parte delle forze libiche e dall’esercito regolari siriane, mentre l’esercito Iracheno ha strappato Tal Afar alle milizie del califfato. Più critica la situazione in Afghanistan, dove il recente attentato alla moschea di Imam Zaman a Kabul rappresenta l’ennesimo vile atto di violenza contro la popolazione sciita. L’alleanza tra i Talebani e l’Isis, che ha rivendicato ilmfallito attentato a Bruxelles ai danni di due soldati belgi attraverso l’agenzia Amaq, fa accrescere il fattore di rischio di aggressioni nei confronti del personale NATO presente in Afghanistan.

-Stati Uniti


Ancora difficoltà per la nuova amministrazione Trump. Dopo la tempesta Harvey in Texas, Wall Street e gli ambientalisti ora anche i minatori, che nel 2016 votarono in massa per il magnate newyorkese, si dicono sempre più delusi dal governo americano e dal finora mancato mantenimento delle promesse del presidente. Trump ha inoltre ribadito, in conferenza stampa alla Casa Bianca, che farà in modo che il muro sul confine messicano da lui fortemente sostenuto in campagna elettorale venga costruito a spese del Messico.

-Russia


Ritorna a soffiare vento di guerra fredda con l’accusa rivolta al Cremlino da parte dell’ambasciatore americano John Tefft di aver violato il trattato missilistico di medio e corto raggio che dovrebbe limitare la costruzione di nuovi razzi balistici. Sebbene Mosca non abbia ancora preso una posizione in merito alla questione, il ministro degli esteri russo Sergheij Lavrov ha più volte negato violazioni da parte della Federazione Russa affermando altresì che sarebbero gli stessi americani ad interpretare estensivamente le clausole del trattato bilaterale per i loro interessi militari. La situazione potrebbe avere risvolti ancora più critici nel prossimo futuro, giacché l’Ucraina sarebbe in procinto di dichiarare la Russia “paese aggressore”, come ha dichiarato la presidenza ucraina innanzi al parlamento di Kiev.

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di Ludovico Lenners

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