La paranoia contemporanea e la sindrome di Piazzale Loreto

Prendiamo l’enciclopedia, una a caso. Prendiamo la Treccani, se non la più accurata, sicuramente la più nota. Andiamo alla voce “fascismo” e leggiamo:
“Movimento politico italiano fondato nel 1919 da Benito Mussolini, giunto al potere nel 1922 e rimasto al governo dell’Italia fino al 1943.”
È dunque chiaro che con il termine fascismo viene indicata l’esperienza autoritaria del ventennio ducista. La logica dunque imporrebbe che con l’appellativo “fascista” venga indicato colui il quale si riconosce in un regime autoritario fondato su un capillare apparato paramilitare e che aderisce alle politiche e all’idea di leadership di Benito Mussolini. Non viviamo in una società logica.
Oggi è “fascista” chiunque sia dissenziente con le istanze e la grundphilosophie del pensiero unico neo-liberal. Questa equazione ha trovato forse il suo apice nell’atteggiamento della stampa e dell’opinione pubblica nella recente questione relativa allo sgombero dell’immobile occupato in Piazza Indipendenza a Roma:

 

“Stai con le forze dell’ordine, sei un fascista”ù
Eppure, non credevo che vivessimo nella Repubblica di Salò. Anzi, ero assolutamente convinto della chiara matrice antifascista della nostra Costituzione e, dunque, di tutto il nostro ordinamento. Difatti, mi ricordavo che avessero vinto i partigiani. Sbaglierò io. Fatto sta che far rispettare la legge, ovvero le regole che il popolo italiano da a sé stesso attraverso il sistema democratico rappresentativo (il radicale opposto della dittatura fascista) è divenuto, non si sa per quale oscura ragione, una chiara sfida al sistema costituzionale repubblicano. Questo almeno agli occhi di certa stampa.
Non si capisce perché si continui a ricordare il brutale omicidio di Falcone e Borsellino se la Legge che loro intendevano far rispettare e per la quale hanno dato la vita è indiscutibilmente espressione di uno Stato fascista ed eseguita da poliziotti di regime.
Questo atteggiamento ha un nome ben preciso: “paranoia”. Non questa solo in effetti. Il riferimento al fascismo e l’accusa dell’essere fascista è, tendenzialmente, l’ultima arma che gli alfieri del pensiero unico dogmatico utilizzano quando rimangono privi di argomentazioni contrarie a talune istanze di buonsenso o di civiltà (in exemplis appunto, lo sgombero di un immobile illecitamente occupato e centro di un sistema di locazione abusiva ai danni dei più deboli, nonché dei proprietari).
Quando fa comodo, dunque, il termine “fascista” viene indebitamente utilizzato per apostrofare chi semplicemente è dalla parte della Legge. Legge approvata da un organo parlamentare di una Repubblica democratica la cui Costituzione e la cui stessa esistenza si fondano, quasi esclusivamente, sulla resistenza storica al nazifascismo e sul pensiero repubblicano che si trova ai suoi antipodi. Fascista, secondo taluni, non è chi si oppone al gioco democratico e ai principi fondamentali sella Costituzione repubblicana, tutt’altro. Fascista è chi, proprio in conformità alle leggi della Repubblica e alla libertà di pensiero che la caratterizza, esprime pareri contrari allo ius soli, alle occupazioni abusive, all’assenza dello Stato e chi si riconosce nelle istanze cattoliche, nel libero mercato, nella Repubblica Italiana e nei valori genericamente e non prettamente di sinistra. Questo è il paradosso.
La paranoia è tale da aver indotto la maggioranza a proporre un ulteriore testo legislativo (ulteriore rispetto alle disposizioni transitorie della Costituzione, alla Legge Scelba, al 270-bis), ad opera dell’on. Fiano, per combattere l’apologia di Fascismo. Ora, è comprensibile la sensibilità del povero Fiano al tema, non solo alla luce del suo ruolo attivo nella comunità ebraica di Milano, ma soprattutto in virtù dell’atroce destino subito dalla sua famiglia e di milioni di altre nel periodo ’38-’45. E fin qui nulla da dire, anzi, ci mancherebbe.
Il punto è che la legge Fiano rischia di essere connotata da profili di incostituzionalità laddove punisce con la reclusione “chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità”.
La disposizione confliggerebbe infatti con il consolidato orientamento della Corte Costituzionale secondo il quale “l’apologia del  fascismo,  per assumere carattere di reato, deve  consistere  non  in  una  difesa  elogiativa,  ma  in  un’esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista. Ciò significa che deve essere considerata reato non gia’ in sé e per sé, ma in rapporto a quella riorganizzazione” (sent. 1/1957). Dalla citata sentenza emerge dunque la sussistenza di un nesso necessario del reato di Apologia di Fascismo con il fine della restaurazione del regime, senza il quale vi sarebbe un aperto contrasto con l’art. 21 della stessa Carta costituzionale. La legge Fiano potrebbe quindi essere virtualmente costituzionale solo qualora collegamento con l’intenzione di ricostituire il disciolto partito fascista, ora assente, vi venisse inserito. Se questo fosse incluso, tuttavia, la normativa in questione diventerebbe un duplicato delle innumerevoli disposizioni che disciplinano la materia di cui alle parentesi sopra; alimentando così il già colossale numero di leggi inutili che congestionano il nostro ordinamento.
I boldriniani accaniti e gli attivisti dei centri sociali possono, per ora, stare tranquilli. Il fascismo non sta tornando e credo ne avrà ancora per un bel pò, dal momento che tutti ricordiamo come andò a finire l’ultima volta. Io comincerò a preoccuparmi nel momento in cui dovessi vedere strane formazioni di uomini in divisa con fiaccole nelle strade delle nostre città. Per ora, fossi in loro, mi concentrerei sul frustrato giacobinismo di certe opposizioni parlamentari e sullo scongiurare l’imminente autocrazia degli “honestih“.

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Di Ludovico Lenners

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