La democrazia apparente dei neo-giacobini

Durante tutta la vita del M5S la linea più dura, duratura e tenace dello stesso è stata quella di dare addosso a chiunque fosse non tanto condannato, quanto semplicemente indagato, linea che automaticamente impediva agli indagati di prender posto nei ranghi del movimento. Dall’altra parte, la cosa che negli ultimi anni è stata più difficile da spiegare ai grillini, è stata la presunzione di innocenza: il semplice ragionamento logico per cui chiunque può mettere in atto un processo che fa subentrare l’oggetto di questo nello “stato di indagato”, se così volgarmente vogliamo chiamarlo, e che dunque un’indagine non dice assolutamente nulla sul profilo di una persona, men che meno sulla sua coscienza e sulla sua fedina penale.

Hai voglia a ripeterglielo, non l’hanno mai capito. O non l’hanno mai voluto capire.
Agli sgoccioli di questa legislatura, anche il M5S ha sentito la necessità di trovare un leader.

Certo, il termine leader non è gradito negli ambienti del movimento, dove lo stesso leader è denominato “garante” o “megafono” (e nessuno sa poi in realtà queste parole che cosa vogliano dire) e il padrone reale, Casaleggio Jr, sembra non avere nessuna carica ufficiale, dunque hanno ben pensato di prendere due piccioni con una fava e mantenere la linea delle primarie sulla piattaforma online per decidere chi fosse il candidato premier, e fare poi di fatto di questi il leader del partito. Del resto i precedenti ci hanno insegnato che i risultati di queste primarie sono ben poco lucidi, dal momento che spesso i candidati sono pochi, molti partono sconfitti già in partenza a favore di quelli graditi alla nomenklatura pentastellata, la base elettorale viene scelta con dei criteri molto restrittivi che danno spazio solo ai pochissimi iscritti nei primi anni di vita del movimento, e il server che viene utilizzato è totalmente gestito e controllato dalla Casaleggio e associati, che controlla di fatto anche il movimento stesso. Abbiamo assistiti a casi di esclusione ad nutum, come a Genova, o come quello che in queste ore si sta consumando in Sicilia. Insomma, l’intero sistema è traballante, tanto che la decisione più saggia è stata quella di decidere prima delle primarie chi dovesse essere il vincitore, e poi candidare solo quello (in realtà ancora non sappiamo se ci dovessero essere dei candidati, ma difficilmente saranno altri “big” mentre molto probabilmente saranno dei fantocci messi lì giusto per non peggiorare la situazione): Luigi Di Maio.

Sulla persona del Vicepresidente della Camera dei Deputati non mi esprimo, non credo sia nemmeno necessario, ma di una sua pecca personale dobbiamo pur parlare. Luigi Di Maio è da qualche mese indagato dalla Procura di Genova per diffamazione, in seguito alla denuncia di Marika Cassimatis, protagonista del già citato episodio genovese. Secondo il regolamento del movimento, tuttavia, nessun indagato può essere candidato dal/del movimento né alle primarie né alle elezioni; dunque qui casca l’asino! Per fortuna, le regole del movimento durano finché Beppe Grillo vuole che durino, dunque è bastato uno schiocco di dita per stabilire che lo status di indagato non è più condizione necessaria e sufficiente per non essere ammessi alle candidature pentastellate, ma che lo è a discrezione del garante. Indovinate un po’ chi è il garante.

Beppe Grillo!

Non scopriamo nulla di nuovo, la totale deficienza di democrazia interna del movimento è cosa risaputa e nota a tutti, ma un’imposizione così palese cozza con molte delle prediche dei grillini. Cozza con le prediche ai politici e ai candidati indagati, cozza con le prediche contro il rifiuto dell’autorizzazione a indagare da parte delle camere (mai capito cos’è il fumus persecutionis e a che serve l’immunità, vero elettori pentastellati?), cozza con le accuse di tirannia rivolte agli altri partiti, cozza con le accuse rivolte a quelle segreterie che hanno perdonato ai componenti dei loro partiti indagini e anche condanne, cozza con gli stessi principi fondanti del movimento, o almeno con quelli che questo vuole far trasparire. Dunque, siamo passati dalla baggianata folle dei giudici eletti dal popolo, al giudice unico della moralità e dell’onestà: Beppe Grillo, detentore della capacità di decidere quando un’indagine è giusta e quando è sbagliata, quando è degna di nota o no, quando ha valore e quando non conta nulla, con un potere che si pone al di sopra addirittura di quello giudiziario.
Il Movimento ha cambiato totalmente volto, si è finalmente sporcato le mani, è diventato un partito totalitario e personalistico, come mai nemmeno Forza Italia era stato, senza accompagnarvi a questo alcun miglioramento; infatti, di conseguenza, sarà Giggin o’ laureat’ il candidato premier del MoVimento Cinque Stelle.

____________________

Di Dario Tasca

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...