In memoria di Pasquale Squitieri

Ho letto un trafiletto recentissimo, come sempre meraviglioso, di Pietrangelo Buttafuoco. In Lode di Pasquale Squitieri, passato a miglior vita il 18 Febbraio scorso. E nel ricordo dell’artista, son caduto in un sorriso malinconico. La storia dei suoi ultimi anni di vita ha un sapore di mestizia che cozza con la sua parabola di peripezie. “Ho sparato, picchiato e insultato, ma l’ho fatto sempre per difendere qualcuno”.
La vedova Squitieri, Ottavia Fusco, al funerale tenutosi a Roma prima di ritornare nella sua Napoli, ha tenuto a precisare che la morte è stata conseguenza di un brutto incidente stradale. Ma di due anni prima. Il Brigante, infatti, ed è questa la verità, aveva già superato due tumori, senza i soldi per curarsi. La retorica da Paperino aveva agito. Era stato privato, per mezzo della delibera del 7 Maggio del 2015, di quell’assegno vitalizio emesso dal Senato, che di diritto gli spettava. Spogliato lui insieme ad altri 7 senatori. Sette. Deve essere stato un bel risparmio per la Repubblica.
Al funerale, nella Chiesa degli Artisti, che certamente a lui si confa, non era presente alcun esponente di quel mondo politico che gli aveva voltato le spalle in vita prima, ed in punto di morte poi. C’era la grande Claudia Cardinale, che tanto lo amò e tanto gli stette accanto. Perchè la verità è che le donne son esseri dalla sensibilità semplicemente superiore: le due signore, mano nella mano, sostenevano il feretro così come sostennero, anche economicamente (è vile doverlo ricordare), l’Uomo adorato.
Abominevole mondo ,invece, quello degli affari di stato, risolutamente minuscolo. Quello del vociare nelle segrete stanze, quello del tramare a piè rapido ma silente. Eppure, di amici in quell’ambiente, ai tempi che furono dovette averni tanti. Da quando fu eletto tra le liste di Alleanza Nazionale, nel ’94. A quando fu sostenitore di quel fallimentare esperimento che fu il Partito Radicale Transnazionale: Marco anche sa, e da lassù sorride. Molta più gente, indubitabilmente, al secondo funerale, nella terra ove riposa anche Partenope: Santa Maria dei Vergini gremita.
Ma quale fu il grave torto che giustificò quella così grave privazione pecuniaria? Un assegno falso di 50 anni prima. Giudicato, condannato, estinto il debito con la società. Cinquant’anni per questo infame sistema non bastano. Misoneista chi non si avveda della gravità di un fatto vecchio di mezzo secolo. Stolto chi pensi che schiaffeggiare il fanciullo già maggiorenne per un capriccio dei suoi primi mesi di vita sia un abominio, oltre che una sciocchezza. E Pasquale, giurista intellettuale, oltrechè fine giornalista, poteva stimare la retroattività normativa quanto stimava i Leghisti. In numeri reali, ma sotto lo zero.
Il suo corpo era già offeso, ma ciò contribuì a mietere lo spirito. A lui! Il Maestro nel narrare la sofferenza. Atto di dolore uno dei suoi pluripremiati film, è narrazione di un figlicidio, delle afflizioni di una madre sola; Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene è la storia di un suicidio, con un meraviglioso De sica. Che, tra le altre cose, finanziò di tasca propria l’esordio dell’amico dietro la cinepresa, Io e Dio. All’amico Vittorio, di certo, è potuto tornare a sedere accanto, sulle poltrone che spettano alle Belle Arti.
Sul web Squitieri è celebre per un siparietto dei suoi con Maurizio Mosca e Vittorio Sgarbi. Sornione, sarcastico e brillante. E così vogliamo ricordarlo, a distanza di qualche mese dalla sua morte. Ciao Pasquale

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Di Mauro Dario Rufini

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