Kaiser Merkel

Angela Merkel ha vinto per la quarta volta consecutiva il cancellierato, sembrerebbe un esito da repubblica delle banane. E invece no: la forse più consolidata democrazia parlamentare del mondo ha espresso il suo voto a favore della democristiana della Germania orientale concedendole un quarto mandato; cosa forse mai accaduta prima nella Storia tedesca (un mandato addirittura più lungo del “Reich millenario”; ove certo, il gioco democratico non era né garantito né gradito).

 

Già nei giorni immediatamente successivi alle elezioni, i detrattori della cancelliera della stabilità e gli euroscettici di tutta Europa, anche nostrani, hanno comunque goduto nel vedere una CDU/CSU (il partito della Merkel) scesa dal 41% ottenuto nelle Elezioni Federali del 2013 al 34,7 dato percentuale (cifra ufficiale). Godimento sicuramente aumentato dal fatto che per la prima volta dagli anni ’50, il Bundestag vede l’ingresso di un partito più a destra della CDU: l’Alternative Für Deutschland (AfD). Tuttavia, purtroppo per i tifosi anti-establishment, ciò potrebbe non essere un fatto particolarmente positivo. Ammesso e premesso che le politiche di austerità, volute fortemente dalla Germania e imposte di riflesso dall’Unione Europea, di cui la Merkel è stata sicuramente la prima portabandiera a livello istituzionale, hanno certamente danneggiato l’economia italiana, occorre un per un istante osservare la realtà per quella che è.

 

In alternativa alla signora della CDU vi poteva essere solo il candidato socialdemocratico Martin Schulz. Martin Schulz, fin dai tempi del “kapò” di berlusconiana memoria (ah, quante risate), si è sempre distinto; e questo non certo per battaglie di particolare importanza o spessore politico, giacché, confinato nel suo seggio a Strasburgo, era privo dei poteri e dell’attenzione mediatica necessari affinché potesse partecipare attivamente alla cosa pubblica tedesca. Egli si è distinto sì, ma per la sua particolare inclinazione, giustificata o no che sia dal suo punto di vista, prettamente anti-meridionale in termini di geografia europea. Quando ha potuto insomma, il buon Martin ci ha tenuto a sottolineare quanto fossero “birbaccioni” i capi del governo italiani (Berlusconi prima e Renzi poi). L’unico ad essere apprezzato davvero dal nostro Schulz era il prof. Mario Monti; apprezzamento certo ricambiato, sebbene Monti rimanga oggi probabilmente il Presidente del Consiglio più impopolare degli ultimi anni (ah, che belli i governi tecnici; gli facciamo fare quello per cui ci manca il coraggio e gliene diamo la colpa).

 

Eppure il caro Schulz è stato molto attivo negli ultimi tempi, essendosi candidato in qualsiasi tornata elettorale gli si fosse presentata davanti. Ebbene, le ha perse tutte: ha perso contro Juncker per la presidenza della Commissione Europea nel 2014, ha sì ottenuto il posto di Presidente del Parlamento Europeo ma ha dovuto cedere il secondo mandato ad Antonio Tajani in quota PPE e, infine, ha perso il cancellierato portando il glorioso partito socialdemocratico tedesco (la SPD) ai minimi storici. Resosi conto della colossale figuraccia il nostro amico ha poi rincalzato sostenendo che “noi (sempre la SPD) siamo il baluardo della democrazia” in Germania e che il suo posto sarà all’opposizione. Lo “Hillary Clinton” in salsa maschile e mitteleuropea ha dunque finalmente compreso che, dopo anni di sostegno alle politiche liberiste tedesche in ambito comunitario, per vincere è necessario fare opposizione. Cosa che probabilmente avrebbe dovuto fare negli scorsi dodici anni. E’ dunque ragionevole immaginare che una vittoria di un candidato così tanto associato all’austherity europea – forse addirittura secondo solo al suo alter ego conservatore, il Ministro Federale Wolfgang Schäuble – avrebbe comportato ulteriori problemi alla nostra già così fragile economia. Frau Merkel sembrerebbe dunque, dal punto di vista italiano, un interlocutore più aperto e bendisposto, per quel che si può. Dunque, meno male che anche ai tedeschi il nostro Martin non sembra andare troppo a genio. Uno a zero per la Merkel.

 

C’è poi in Italia chi esulta e si compiace dell’ingresso dell’AfD nel Bundestag. Costoro non sembrano aver compreso. Propongo un semplice ragionamento: se il povero Schulz, uomo di sinistra della prima ora, sarebbe stato probabilmente peggio della Merkel in termini di dialogo e soluzioni comuni, figuriamoci cosa sarebbe potuto o potrà accadere in futuro nel caso in cui il capo del governo tedesco dovesse essere espressione di una forza pseudonazionalista e ultra-germanocentrica come la AfD. Li vorrei vedere poi, i vari Renzi e Gentiloni, discutere di integrazione e solidarietà europea con uno che di nome fa Alexander Gauland (da Gaue, termine medievale utilizzato dal nazismo per i distretti territoriali in cui fu suddivisa la Germania del Terzo Reich). Senza parlare poi di Gigino Di Maio: ma ve lo immaginate voi, il giovanotto, seduto al tavolo con Trump, Putin e un cancelliere germanico paraweimeriano a parlare di stabilità globale e di equilibri mondiali ? (forse Salvini si adatterebbe di più alla compagnia citata, anche se probabilmente finirebbe per divenirne lo zimbello).

 

In definitiva, dunque, parlare di disfatta, sia per noi che per la Germania, sembra alquanto stolto. Come del resto lo è chi rinviene nella riduzione della percentuale delle preferenze alla CDU un ulteriore tassello per il crollo dell’UE. Siffatta visione non prende infatti in considerazione che i risultati dell’Unione sono comunque superiori a quelli del 2009 (fu piuttosto il 41% del 2013 ad essere stata un’eccezione) e il rientro in parlamento della forza ultraeuropeista della FDP . Questa, con un solido 8%, non si attesta poi così lontana dagli euroscettici della AfD (13%) considerando che nel 2013 non era neppure riuscita a superare la soglia di sbarramento del 5% (oggi è al 3%) . Speriamo comunque che quegli errori di Angela Merkel, che pur ci sono stati, possano guidarla in un cancellierato (anzi, si potrebbe ormai quasi usare il neologismo di kaiserato) migliore per tutti noi, visto e considerato che rimarrebbe probabilmente il male minore.

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Di Ludovico Lenners

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