Fanno tutti come gli pare

 

Roma, 29 Agosto 2017 un edificio abusivamente occupato da numerose famiglie clandestine e in preda a un raket illegale di affitti viene sgomberato dalle forze dell’ordine nell’esercizio del legittimo potere della procura. “Polizia Fascista”. Spagna (sì, SPAGNA), 20 Settembre 2017. I responsabili di una mobilitazione volta allo svolgimento di un illegittimo referendum circa l’indipendenza della Catalogna vengono arrestati per attività anti-costituzionali. Sempre in Catalogna, la folla riunita per lo svolgimento del plebiscito anti-costituzionale appena citato viene fatta disperdere dalla polizia Spagnola. Cosa hanno in comune queste situazioni ? Semplice:

 

In Italia si grida al Fascismo, in Spagna al Franchismo ed ecco che i vari Gentiloni, Rajoy, Juncker ecc. vengono paragonati ai peggiori dittatori della Storia.

 

E’ tollerabile tutto questo ? E’ tollerabile che uno Stato democratico debba tacere d’innanzi alla lesione della sua sovranità, sia essa relativa alla restaurazione dell’ordine legale violato o a tutela dell’integrità Costituzionale dello Stato ?

 

Ci risiamo, la massa non capisce o non vuole capire. Fatto sta che ormai ci si rifugia sempre nel concetto di “sovranità popolare” per giustificare qualsiasi vergognosa rivendicazione che il popolino acclama nei confronti delle élites brutte e cattive e dei “poteri forti” (concetto sempre sulla bocca di tutti i gentisti ma nessuno è mai in grado di darne una definizione esauriente e sufficientemente precisa). In uno Stato democratico vero è chiaro: la sovranità popolare è sacra e inviolabile; ma non è forse per limitarla che ogni democrazia fondata sul Diritto si è munita di una Costituzione ? Non è forse in virtù dei tragici fatti che hanno scandito la Storia del ‘900 che si è deciso di temperare, attraverso la potente arma della Legge, il giudizio e il volatile agire delle masse ? Non fu forse la “sovranità popolare” a portare al potere il partito nazionalsocialista in Germania nel ’33 ?

 

Ma niente, ognuno vuol fare quello che vuole, e lo fa. Perché ? Perché ormai l’arroganza della gentucola si sente al disopra di tutto, perfino di quei valori racchiusi nelle più avanzate Costituzioni del mondo, documenti che hanno saputo garantire una lunga pace dove fino a prima di esse la morte e la devastazione facevano parte del naturale ciclo storico. Non si sentono ragioni, o sei anti-costituzionale (e, dunque antidemocratico, ripeto, antidemocratico) o sei un oppressore. L’aut aut più illogico di sempre. La gente non capisce, o semplicemente non vuole capire, che la democrazia ha delle regole e delle esigenze che sono ben più profonde e impegnative di qualsiasi altro sistema. Locke, Hobbes, Montesquieu e Rousseau già sostenevano che lo Stato si regge su un patto tra gli uomini (il “contratto sociale”) preordinato alla salvaguardia della vita e della individualità di ciascuno e attuato attraverso il conferimento del potere a un’entità superiore, il Leviatano, lo Stato sovrano, affinché provvedesse alla tutela che lo stato di natura non è in grado di dare ai singoli. Il manifestante se ne fregherà pure, ma ciò, oltre a non togliere l’enorme gap culturale e di valore umano che sicuramente c’è tra lui e i pensatori succitati, è fondamentale per capire che, se ogni Stato trova la sua legittimazione e il suo obiettivo nel pactum societatis, ciò è tanto più vero in una democrazia liberale, in quanto maggiori sono le libertà che il potere sovrano deve tutelare.

 

E come fa, lo Stato di Diritto, a tutelare l’ordine costituzionale e i diritti sui quali è fondato? Molto semplice: come ogni altra forma di Stato: con la forza. La differenza con i sistemi autocratici non sta, in linea di principio, tanto nel mezzo, quanto nel fine. Se nello Stato autoritario il potere violento viene utilizzato per scopi oppressivi e con il solo fine di tutelare il Governo al potere, nello Stato democratico, liberale e di Diritto, il monopolio statuale della forza viene utilizzato per garantire il rispetto dei fondamentali diritti e doveri che il popolo intero, in quanto sovrano, ha deciso di auto-conferirsi nella Costituzione.

 

Chi critica tale atteggiamento, ha l’obbligo di dimostrare in quale altro modo una democrazia potrebbe tutelare i cittadini i cui diritti sono violati. Non esiste un altro modo. Non sì può pensare che un occupante abusivo o un condannato per insolvenza adempi ai suoi obblighi legali a suon di “per favore” o di ingiunzioni. Non si può essere così stupidi (o fintamente stupidi) da ritenere che con i c.d. “black block” o qualunque altro tipo di vandali nell’atto di manifestare violentemente contro lo Stato possano essere esortati a farla finita con le buone maniere. Certo, non tutte le manifestazioni, soprattutto quando non violente, meritano di essere smantellate con la forza, in particolare certamente laddove le pubbliche autorità agiscono in carenza dei poteri attribuitigli dalla Legge: la morte dello Stato Costituzionale. Emblematico fu il caso di circa un anno fa, quando una  parrocchia in Francia fu sgomberata a manganellate perché i fedeli si erano riuniti per una messa il fine protestare contro l’abbattimento dell’edificio religioso. In quel caso certo, non si può dire che lo Stato abbia agito in difesa di chissà quale diritto superiore, visto che ha di fatto contravvenuto ad una delle più antiche e tradizionali libertà: quella di culto.

 

Ma un conto è la protesta pacifica a tutela di un proprio diritto, altra cosa è la mobilitazione proterva volta all’ottenimento di pretese non riconosciute dalle supreme regole della collettività. Se il referendum della Catalogna o il G8 di Genova devono essere per forza visti come espressioni della “sovranità popolare”, non si capisce perché non dovrebbe esserlo la Costituzione democratica che con esse si trova in contrasto.

 

La risposta è banale e orrenda: quella minoranza (perché, appunto, di minoranza si tratta) a cui tanto piace gridare “noi siamo il popolo” in piazza, semplicemente sottintende che tutti gli altri, quelli che non sono li con loro, non lo sono. Questa logica, forse, è il peggiore crimine intellettuale che si possa compiere contro la Libertà.

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Di Ludovico Lenners

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