La classifica dei buonsensisti

Non vorremmo, davvero, sembrare presuntuosi nello stilare una lista degli scapestrati intellettuali più comici del mese, ma si sa: excusatio non petita accusatio manifesta.

Ci assumiamo, quindi, malvolentieri il ruolo di imberbi osservatori della realtà, un po’ idealisti, un po’ superbi, ma con la consapevolezza che le nostre idee, ancorate al buonsenso ed alla razionalità, siano superiori alle cialtronerie che mi appresto ad elencare.

Al primo posto, a proposito del referendum tarocco sull’Indipendenza della Catalogna, troviamo sicuramente la frase più condivisa di ieri, domenica 1 ottobre, sui social (chiaramente subito dopo le esultanze per il rigore sbagliato da Dybala durante la partita contro l’Atalanta): “votare, anche per una cosa sbagliata, è un diritto!”.

Difficoltà enormi si riscontrano nel decidere come relazionarsi con questo pensiero: è preferibile un criterio logico o empirico? Per semplicità di esposizione, optiamo per il secondo, e procediamo per interrogativi. Perché votare per una cosa sbagliata dovrebbe essere un diritto? Continuando per assurdo: e se si votasse per il restauro della schiavitù? Chi condivide questo pensiero, conosce la nozione di diritto? E se si, dove l’ha appresa? Non si accetta “università della vita” come risposta. Si risponda a queste brevi e semplici domande per comprendere perché la frase in questione è al primo posto nella top 3 delle idiozie del mese.

In seconda posizione abbiamo la solidarietà espressa dal Vice-sindaco di Torino, Guido Montanari ai manifestanti contro il G7 della scorsa settimana. Ci eravamo illusi che la Giunta a 5 stelle di Torino fosse una luce di speranza in una costellazione di complottismi e inettitudini al governo di cose e/o persone: ci sbagliavamo. A fronte di una lucida Chiara Appendino che, al contrario del suo secondo, ricopre la sua carica con serietà e senso delle Istituzioni, il nostro eroe crede che esprimere vicinanza ai membri delle Forze dell’Ordine feriti negli scontri con gli antagonisti no-global possa servire da lasciapassare per le barriere dell’opinione pubblica buonsensista (si perdoni il neologismo, ma dopo “petaloso” le licenze poetiche autoreferenziali fioccano).

Al terzo e ultimo posto (la lista è di sole tre posizioni per comodità di cronaca, non per mancanza di fesserie dette e fatte in questi giorni) troviamo il tweet di Paola Taverna, senatrice a cinque stelle, famosa per il video sul ritorno alla Lira, che chiede ai cittadini romani: “abitavate in Svizzera prima?”. Indecisi se rispondere con un vaffa o con i dati sull’igiene delle strade della Capitale, ci limitiamo a citare la risposta di Gigi Proietti: “Aò, mo nun se potemo manco lamentà?”.

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Di Edoardo Licitra

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