Cosa è successo ai Repubblicani e alla Destra ?

Cosa è successo all’America ? Cosa è successo al partito Repubblicano ?

L’Occidente come siamo soliti conoscerlo sta subendo una forte crisi, non solo economica, ma anche e soprattutto identitaria. Questo è palese e fuori discussione. Ma perché ? Come è stato possibile che gli Stati Uniti d’America, faro della civiltà occidentale, la “città d’oro sulla collina” – come ebbe a definirla il presidente Reagan – sia diventata ciò che ormai vediamo quotidianamente sui giornali, telegiornali e social media?

Le risposte possono essere molteplici. Da un lato certo, i problemi che sono ora al centro del dibattito politico negli States sono sempre esistiti; in particolar modo quelli relativi alle tensioni razziali, tema centrale che ha scandito tutta la Storia americana. D’altra parte però, sembra che l’America abbia deciso di optare per la somma abdicazione; per la rinuncia alla superiore responsabilità di guidare le Nazioni civilizzate e il mondo libero che Woodraw Wilson assunse per la prima volta dopo la Grande Guerra. Questo cambio di rotta, che l’amministrazione Trump e l’estetica ad essa connessa rappresentano nella sua più profonda essenza, non può che essere una conseguenza anche di un nuovo modo – non solo in America ma in tutto l’Occidente – di concepire la “destra”.

I democratici si sa, sono sempre rimasti graniticamente fedeli ai loro principi libertari e interventisti, in economia come in politica estera. Nulla di nuovo, dunque; se poi si considera che la loro candidata nelle elezioni presidenziali dell’anno trascorso era Hillary Clinton: la personalizzazione della superiorità morale e della più radicale e dogmatica political correctness di cui tanto si pregiano le sinistre occidentali, liberali e non. Ma Trump ? Trump come successore di Lincoln, Eisenhower e Reagan ?

Si badi, non che si debba ritenere la Clinton degna della dinastia democratica dei Roosevelt e dei Kennedy, ma è chiaro che nel caso del tycoon newyorkese la differenza rispetto a un passato così glorioso diviene ancora più evidente. I Repubblicani hanno deciso, questa volta, di abbandonare la loro posizione di baluardo dell’americanismo e di tutto ciò che rappresenta l’American Dream. Questo, per concedersi alla filosofia della c.d. Alternative Right, o più semplicemente, Alt-Right. Ma che cos’è ? Semplicemente un termine che elegantemente definisce la più provinciale, ignorante, squallida destra reazionaria e populista di oggi. Neanche degna di essere definita come “estrema”, giacché anche i movimenti più visceralmente conservatori e controrivoluzionari dell’ultimo secolo potevano almeno ben contare sul supporto culturale dei Pirandello, degli Evola, dei Marconi, degli Heidegger, dei Carl Schmitt, degli Ezra Pound e via discorrendo. Una nuova destra quindi, che di destra ha solamente l’odio verso tutto ciò che è considerato “estraneo” da parte di certa America, senza possedere una carica di volontà costruttiva alla sua anima esclusimavente destruens.

Certo è che la colpa di questo cambiamento non risiede solamente nella particolare inclinazione delle masse a credere in tutto ciò che viene loro imboccato, a cominciare dalle false notizie sul web. E’ chiaro che un cambiamento di rotta, soprattutto in senso sociale, era più che auspicabile; come del resto dimostra il voto di massa in favore di Trump da parte dei Minatori di Detroit i quali, pur di non affidarsi a una gestione turboliberista quale sarebbe sicuramente stata quella dell’Amministrazione Clinton – la seconda –, hanno preferito dare il loro consenso a chi gli prometteva un cambiamento. Cambiamento che tuttavia ancora non si è lontanamente visto o respirato, dal momento che il Presidente sembra essere fin troppo preso dal picconare le poche, discutibili ma utili alla classe bassa, riforme intraprese da Obama negli scorsi otto anni. E’ questo il risultato ?

Anni di nefaste tendenze anti-americane da parte della inteligentia – o presunta tale – delle Nazioni d’Europa ha avuto in fine il suo conto servito. Chi ha per anni nel vecchio continente ha criticato l’interventismo americano nelle questioni internazionali, si è dimenticato dei ragazzi del Tennessee, della California, dell’Illinois e del South Dakota mandati a morire nei deserti del Medio Oriente anche per i nostri interessi economici e per la nostra sicurezza. L’ingratitudine degli alleati ha dunque provocato la meritata reazione: un movimento populista privo di contenuti ma colmo di forza distruttiva verso tutto l’ordine che così pazientemente e meticolosamente costruito negli anni da quelle élites che sorge e avanza con la inarrestabile onda sollevata dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Se gli avversari della suddetta inteligentia di oggi sono ben più temibili e radicali di quelli che nell’ultimo decennio venivano tacciati indebitamente di “fascismo”, è in gran parte colpa di certa retorica idealista incapace di fare opposizione con validi argomenti sul piano politico e di confrontarsi con la concretezza.

Exempli gratia:

La seconda guerra del Golfo, iniziata con l’invasione dell’Iraq in seguito al nefasto evento consumatosi l’11 settembre del 2001, fu, certo, legittimamente criticabile. E’ logico, giusto e conforme ai più alti principi naturali che la cittadinanza possa esprimere parere contrario ad eventuali operazioni militari intraprese dal proprio Governo, sebbene legittime in base al Diritto Internazionale e alle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ma una volta iniziata una guerra, certo, occorre assumersi la responsabilità di portarla a termine come si deve; non abbandonando una nazione distrutta al suo destino sulla base di un semplice cambio di Governo da Bush a Obama. Siffatta determinazione non è solamente fondata su pure ragioni di consenso e propaganda, è miopia geopolitica. Se le popolazioni dell’Iraq e della Siria sono state vessate per anni da un regime terroristico e repressivo come quello del sedicente Stato Islamico, questo è dovuto in larga parte a una politica irresponsabile che ha ordinato il ritiro delle truppe prima di completare, come si deve, la costituzione di un nuovo ordine democratico, non adempiendo al sacro dovere di ricostruire ciò che è stato distrutto. Nel vuoto di potere provocato da tale sciagurata decisione, non potevano che insinuarsi le forze più terribili, radicali e spietate che il Medio Oriente abbia mai visto in tutta la sua sanguinosa Storia.

L’irresponsabilità regna dunque sovrana. La mancanza di rispetto per le tradizionali verità che hanno consentito la costruzione di un mondo, sicuramente non perfetto, ma migliore di quello che i nostri bisnonni ci avevano lasciato è ormai tratto caratterizzante di questa nuova onda destrorsa nel senso negativo del termine. Non rimane che la speranza del ritorno in auge di una destra che prometta di abbattere i muri, piuttosto che di ergerli. Una destra tradizionale e amante della Libertà. Una destra vera.


Di Ludovico Lenners

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