Il solito casino

Mentre la polveriera catalana vede vertiginosamente scendere i numeri del timer verso l’esplosione del caos, l’Italia non è da meno e consuma in pochi giorni svariati atti di una commedia tutta nostrana.

Il palcoscenico, come sempre, è il Parlamento italiano, e i personaggi stanno vivendo in queste ore quello che potrebbe essere il punto di svolta nella trama dell’intera storia. Cominciamo dalle regole del gioco: la legge elettorale. Il Rosatellum Bis (che ci fa chiedere a tutti ancora una volta come mai in Italia abbiamo questa passione per i nomi pessimi alle leggi elettorali) è legge: un sistema misto con una parte (1/3) maggioritaria con collegi uninominali con piccoli listini e una parte (2/3) proporzionale; prevede la possibilità di coalizioni sia a livello territoriale, dunque nella parte maggioritaria, sia a livello nazionale, nella parte proporzionale; gli sbarramenti sono del 3% per i partiti e del 10% per le coalizioni. Interessante notare che se un partito inserito all’interno di una coalizione non riesce a raggiungere lo sbarramento del 3% ma supera comunque il risultato dell’1%, i suoi voti vengono conteggiati per la parte proporzionale del resto della coalizione.

Gli analisti non hanno perso tempo e hanno già compilato le prime proiezioni. Il risultato? Praticamente una replica di quello che ci ha fatto già imprecare la sera del 25 febbraio 2013: una spaccatura in tre parti sostanzialmente equivalenti di entrambi i rami del parlamento, con una maggiore difficoltà in quello alto. Le proiezioni mostrano infatti come la coalizione di centrodestra si aggiudicherebbe il primo posto, seguita a pochi passi da quella di centrosinistra (dunque il PD e l’Area Popolare di Alfano, senza la sinistra di D’Alema, Pisapia, Bersani e compagnia bella) che si contende quotidianamente la seconda posizione con il M5S. La legge elettorale, che vede come primo firmatario l’Onorevole Ettore Rosato, del Partito Democratico, ha conosciuto un’anomala ampia convergenza in Parlamento: infatti, oltre al PD e AP (dunque l’attuale maggioranza di governo), hanno aderito anche Forza Italia e Lega Nord.

Non ci sorprende, in effetti: Silvio Berlusconi ha sempre anelato a un sistema misto che gli permettesse di formare una coalizione di centrodestra che possa contare qualcosa, e del resto la sfida con Matteo Salvini è già aperta; anche quest’ultimo deve aver fiutato l’ottima occasione di poter raggiungere la maggioranza relativa, nella speranza che in sondaggi si confermino e la Lega Nord rimanga il primo partito; in questo caso il Presidente di Forza Italia non potrebbe negare al segretario del Carroccio la presidenza del Consiglio. Ma sempre di maggioranza relativa si tratta, nessuno infatti stando alle proiezioni riuscirebbe a raggiungere la maggioranza assoluta e, quindi, a governare: almeno non negli scenari probabili e possibili. Un parlamento così tripartito potrebbe vedere al suo interno, infatti, alleanze edite e alleanze inedite. Si potrebbe rimettere in piedi il compianto Patto del Nazareno, anche se in realtà difficilmente i numeri del PD e quelli di FI sarebbero utili a raggiungere la maggioranza assoluta. Una nuova compagine di governo sorprendente potrebbe invece essere formata, e questa sì avrebbe la maggioranza assoluta, da Fratelli d’Italia, Lega Nord e Movimento Cinque Stelle.

L’asse populista-antieuropeista sarebbe l’unico capace di avere i numeri per formare un governo. E ne vedremmo delle belle. Nonostante ciò, il M5S continua a perseverare nella sua attività principale (probabilmente l’unica): non essere d’accordo. Ovviamente infatti DiMaio e Dibba hanno subito urlato al colpo di stato, alla morte della democrazia, all’incostituzionalità, alla violenza e a tutte le altre cose brutte che il Rosatellum, e l’aver imposto alla fiducia (ma di questo parleremo tra un po’) durante le votazioni di questo, rappresentano. Rivolte di piazza, sceneggiate in parlamento, miliardi di link su FB. In realtà nessuno sa perché il M5S accusi il Rosatellum di tali scempiaggini, perché come al solito loro strillano senza mai spiegare i motivi di nulla. Forse perché è meglio tacere sul reale motivo per cui questi ultimi temono il Rosatellum: nella sua parte maggioritaria, infatti, questo dà enorme rilievo alle sezioni territoriali dei partiti e al loro rapporto con i territori stessi, e questa è una risaputa nota dolente per il MoVimento, che non è riuscita ancora molto bene ad impiantare i suoi soviet (aka meetup) nelle realtà locali. Grande scandalo, direte, forse i grillini si sono accorti che anche il loro MoVimento è guidato da guadagni politici nella sua attività parlamentare. E invece no, figuratevi, i militanti hanno occhi e orecchie tappati come sempre, e rimangono lì a starnazzare che il Rosatellum è incostituzionale.

Perché? Boh!

Comunque, al di là degli effetti che il Rosatellum produrrà, molti li ha già prodotti. Nel PD, ad esempio: una bella mazzata in tutti i sondaggi grazie alla geniale idea di porre la questione di fiducia sulla legge elettorale. Proteste di cui sopra. L’atto in se non è assurdo, se pensate al tempo che il Parlamento ha impiegato a discutere una legge elettorale negli ultimi anni: forzare un po’ i lavori per permettere di colmare al più presto questa lacuna i legislativi è un piccolo sgarbo alla democrazia parlamentare che possiamo perdonare al Premier Gentiloni. Renzi non è d’accordo, a quanto pare. Poi non è che si capisca mai bene cosa corre fra lui e Paolo Gentiloni, sembrano essere d’accordo, ma in realtà spesso uno si lamenta dell’altro. Ricordatevi anche questo, perché il PD di zappe nei piedi se ne è buttate molte in questi giorni. Come se non bastasse, dopo che finalmente il Rosatellum è stato partorito, il Presidente del Senato Piero Grasso, ex procuratore Nazionale Antimafia eletto nel 2013 nelle liste del Partito Democratico, ha deciso di abbandonare quest’ultimo e iscriversi al gruppo misto. Le malelingue riferiscono di rapporti con la sinistra di MDP, ma chissà!

Zanda, presidente dei senatori PD, è rimasto sconcertato. Pare che ci tenesse, e che lo volevano addirittura ricandidare. Un ingrato, insomma. In realtà sembra che l’abbia fatto perché non si trovava d’accordo con la linea politica del PD, che aveva forzato i lavori parlamentari di cui sopra. E ai magistrati, si sa, non piace mai mettere i bastoni fra le ruote di una camera. Che figura pensate ci abbia fatto il PD? Pessima. Seconda zappa sui piedi. Ce n’è una terza, sì, e questo è un capolavoro tutto firmato Matteo Renzi. Qualche giorno fa il Segretario del Partito Democratico chiaccherando ha rilasciato una poco felice dichiarazione: sarebbe stato contrario a una riconferma del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

BOOOOOM.

Il dibattito sulla successione nella poltrona di Bankitalia era fino a quel momento rimasto sommesso e bisbigliato, ma l’ex presidente del Consiglio ha preso i riflettori e ce li ha puntati sopra. Scandaloso! Potete bene immaginare come il panico ha assalito la scena politica italiana, tanto più perché la riconferma dovrebbe essere prassi, e perché questa decisione di certo non spetta al Segretario del Partito Democratico, ma al Presidente della Repubblica “su proposta” del Presidente del Consiglio dei Ministri, “sentiti” gli organi dirigenti della Banca d’Italia. Va beh, praticamente lo decide il governo insieme ai big di Bankitalia. In soldoni, probabilmente le intenzioni di Matteo Renzi erano quelle di poter scaricare parte delle colpe dei disastri bancari degli ultimi anni proprio alla vigilanza di Visco, dal momento che l’opinione pubblica, almeno quella pentastellata e degli estremismi a destra, addossa tutte le colpe all’accoppiata infernale Renzi-Boschi. Insomma, voleva un attimo sciacquare i panni lontano dall’Arno. A riconferma di ciò, durante la seduta del Consiglio dei Ministri che doveva dare il via libera per la riconferma di Visco, la Boschi e Delrio si sono dati malati e Lotti e Martina assenti per motivi pregressi. I ministri renziani, probabilmente anche per loro era previsto un lavaggio dei panni. Poco importa, il CdM ha comunque proposto la riconferma di Visco e Mattarella ha saggiamente e silenziosamente firmato. Dunque, almeno a quanto sembra, il volere di Paolo Gentiloni e quello di Matteo Renzi è stato stavolta difforme. Terza zappa sui piedi. Il risultato è tanta ciccia per M5S e centrodestra, che possono festeggiare e accaparrarsi qualche preziosissimo punto percentuale. Ma la partita per la prossima legislatura si è appena aperta, e probabilmente nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. Battesimo del fuoco saranno le elezioni regionali in Sicilia dove, un po’ come in Florida negli USA, spesso è antesignana di quello che poi sarà il trionfatore delle elezioni politiche.

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Di Dario Tasca

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