Horizon 2020, una sfida europea

E’ del 2007 la CIP (Competitivity and Innovation Promotion 2007/2013), strumento finanziario per l’innovazione del continente. 3,6 miliardi di euro i suoi fondi. Una sua costale esplicazione era EIE (European Intelligence Energy), 700 milioni di euro. L’UE aveva il solito obbiettivo energetico, quello che si sente ripetere ormai da tanto tempo: energia più pulita.

Sarà. Sarà perchè il progetto è nato durante un trend decrescente dei consumi energetici, cominciato nel 2005 e finito nel 2015, ma in sei anni la situazione energetica ed ambientale non sembra migliorata, anche e soprattutto globalmente parlando. L’Unione vedeva minacciosa la fine del petrolio: “Ce ne sarà per altri 50 anni”, un’altra frase che si sente dire da mezzo secolo. I consumi si abbassano di più: da 86 milioni di tonnellate nel 2006 a meno di 60 milioni nel 2013. Sembra un sogno, ma al risveglio la realtà è che un calo di questo tipo di consumi energetici è l’accompagnamento perfetto per un calo ecomico.

E’ del 2014 Europe 2020, strumento finanziario per l’innovazione del continente, 443 miliardi di euro i suoi fondi. La sua costola è Horizon 2020, 80 miliardi di euro. L’Unione è forse guarita e comincia a mettere a fuoco altri giacimenti, comincia a vedere problematiche più prossime alla fine del petrolio. L’emergenza ambientale ha aperto gli occhi a Di Caprio ed all’Europa. A cambiare non sono solo i fondi, ma anche le prospettive del programma. Tant’è che, per continuare il paragone con EIE, se nei tre anni trascorsi dalla nascita di Horizon 2020 l’atteggiamento verso i combustibili fossili fosse stato lo stesso, si sarebbero dovuti ridurre i consumi di petrolio di circa 13 milioni di tonnellate. Si sono ridotti di meno di 5 milioni di tonnellate. L’efficienza dei finanziamenti risiede negli strumenti secondari di cui dispone il programma. Tra questi il Patto dei Sindaci. I suoi effetti benifici hanno persino permesso al Sindaco di Roma un ottimo intervento sull’emergenza rifiuti. Il Primo Cittadino si è potuto difendere dalle accuse mosse sostenendo l’inefficienza degli inceneritori come soluzione rapida in quanto in contrasto con gli obiettivi da conseguire per la riscossione dei fondi europei, destinati all’innovazione tecnlogica, rappresentata in ambito netturbano dai digestori. Digestore o inceneritore che sia, non si riesce comunque a trovare il collegamento con la mancata soluzione al problema dell’Urbe: “Se sente ‘a puzza d’a monnezza dar barcone”.

Un’uscita, o almeno un tentativo in tal senso, dall’ Ue comporterebbe naturalmente una rinuncia al progetto H2020. In questi primi 3 anni del programma sono stati stanziati all’Italia 118 milioni di € destinati al finanziamento di 412 progetti vincenti. In altri termini sono stati destinati alla nostra nazione il 10% dei fondi erogati sinora, finanziando il 17% dei progetti presentati. Tra i criteri di finanziamento adottati da H2020 c’è la ricerca di progetti che coinvolgano fortemente l’istruzione pubblica e privata così come la sanità. Vivere e conoscere sono le fondamenta del benessere, con buona parte di entrambi si ha una crescita economica.

L’obiettivo non è quello di aumentare il loro profitto, ciò é la naturale conseguenza dell’inserimento nel tessuto industriale mondiale di prodotti (e consulenze) di vera eccellenza concepiti, progettati e fabbricati nella penisola, purtroppo ancora principalmente destinati al mercato estero.
L’Italia vede sfocato, pur dotata di capacità che sono limitate dal nostro carente settore industriale. Potrebbe sembrare un’offesa all’industria italiana, la quale invece inserisce anche in questo mercato prodotti di prima qualità, come già detto destinati all’estero. D’altronde anche quando le più importanti case automobilistiche investono, finanziate da H2020, nelle celle a combustile, più comunemente chiamate motori a idrogeno, la FIAT inaugura un nuovo progetto di ricerca per abbattere i consumi del motore Diesel. Ed ecco che le celle prodotte in Italia, tra le più efficienti al mondo, vengono acquistate solo da aziende straniere.


Di Massimiliano Lacquaniti

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