La Disunione Europea ?

Che ne sarà dell’ Unione Europea fra trenta, quaranta o cinquant’ anni? Si sarà arresa davanti al fallimento dell’armonizzazione interstatale o, al contrario, avrà vinto realizzando l’immaginifico ideale degli Stati Uniti d’Europa?

 

Ad oggi trattasi di un’onirica visione che appare distantissima. Ed è mesto doverlo constatare.

 

Di certo, continuando su questa strada, si rimarrà, stantii, ancorati a quello che sarebbe dovuto essere il primo di una serie di transiti. Sii permarrà cioè languidamente sul crinale di una semplice unione economica che di tanto in tanto preme per accordare ed equilibrare le varie legislazioni degli Stati membri su questa o quella materia. Trattasi di un disegno vecchio sessant’anni e risalente ai Trattati di Roma. Ed è per questo che questa Unione non piace.

 

Tradisce d’altronde le aspettative per le quali è stata creata; non unisce, bensì divide; chi ne è membro vorrebbe uscirne, ma non lo fa solo per la paura di quelle che taluni chiamano ripercussioni economiche. Qualcuno potrebbe parlare, invece, di ritorsioni. Qualcun altro, infine, è già scappato, probabilmente con proprio gaudio.

 

E’ evidente dunque che questa Unione non ha affatto contribuito ad unire. Le lampanti differenze socioeconomiche tra gli Stati membri stanno lì quali prove del nove. Si pensi, dopotutto, alla ricca e produttiva Germania. Per poi passare alla limitrofa Polonia, dove lo stipendio medio è di 500 euro mensili e l’influenza tedesca nelle principiali industrie e attività non è mai cessata: problemi di pangermanismo che mai si sono voluti affrontare e che pertanto sono ben lontani dall’essere risolti, sebbene trattasi esattamente di quegli inconvenienti, di quegli ostacoli per superare i quali l’Unione nell’ormai lontano ’92 in un gelido borgo olandese fu precipuamente creata.

 

Ma ancora; a due ore di traghetto dalla splendida Sicilia troviamo uno Stato-isola, Malta, protagonista in questi ultimi anni di un formidabile boom finanziario dovuto alla sua discutibile classe politica [su Globus se ne è già trattato qui, ndr] e al suo favorevolissimo regime fiscale, che consente di sottrarre milioni e miliardi dalla casse degli altri Paesi europei, Italia in primis. Una Race to the bottom cui, nostro malgrado, partecipano anche altri Stati del Vecchio Continente, alimentando un pericoloso fenomeno socio-economico che fino ad una quindicina di anni fa’ era proprio solo di taluni Stati americani, Delaware in primis.

Un tentativo per creare una generazione europea, va detto, si è fatto con il progetto ERASMUS, che sì ha creato legami e una maggiore coscienza di cittadino europeo nei giovani studenti, ma che risulta ancora insufficiente per plasmare uno spirito degno ed adatto ad un progetto di tal magnificenza.

In definitiva, e si conclude, questa Unione (e non è casuale l’utilizzo, ancora una volta, del pronome dimostrativo) rappresenta un ibrido, una creatura mal riuscita, un passo timido verso la realizzazione di una federazione in cui vengano tutelate ed esaltate le diverse realtà nazionali in una prospettiva del tutto unionista. Il futuro è oggi, il cambiamento non può più ritardare il proprio arrivo. La speranza, infatti, è buona come prima colazione, ma è una pessima cena. Bacone insegna.


Di Mauro Dario Rufini e Paolo Cardinali

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