L’illusione di Sua Maestà

Tra poco sarà fatta, nel 2019 il Regno Unito se la dovrà vedere da solo. Probabilmente già si sentono liberi da quei vincoli europei che ti stritolano, regole inutili sul commercio, sulle etichette, sulla politica estera.

Sicuramente chi ha votato per la Brexit era un nostalgico del grande impero di Sua Maestà, ma oggi è replicabile?

L’economia britannica è sicuramente un’economia forte, solida, ma che non tiene conto che la sua forza e solidità viene proprio dall’Europa.

Andiamo con ordine: il grande impero britannico fu costruito seguendo un modello economico molto semplice ma efficace: lo UK “comprava” (erano trattative non convenzionali in quanto condotte dall’esercito) materie prime in Africa e in Asia per poi lavorarle e rivenderle in Europa. E’ sempre stata cura del Regno Unito assicurarsi che in Europa non ci fossero potenze egemoni. Il perché? Mettetevi nei panni di un qualsiasi venditore, vorreste avere un solo cliente che può decidere se fare la vostra fortuna o se farvi cadere in disgrazia, oppure 20-30 clienti che fanno un’asta tra loro per comprare ciò che voi vendete?

Appunto.

L’impero poi cadde, ma il modello restò, e per controllare dall’interno che le controparti non cadessero in tentazione di diventare cartello, ha accettato di entrare in quella che nasce come Comunità Economica Europea. Per 40 anni è sempre stato molto attento a tenere le giuste distanze, tenendosi la sua moneta, limitando al minimo indispensabile la partecipazione a discussioni non prettamente commerciali, ma la Comunità, prima composta da una ventina di Paesi che cercavano il modo di non estinguere la razza umana a suon di guerre, si è trasformata in Unione e tra milioni di difetti, di incoerenze e di difficoltà ha cominciato a camminare sempre più unita verso un’unica direzione, non risparmiando prepotenze commerciali quali il dumping a Russia, Cina e Stati Uniti, perché, non lo dimentichiamo, unita è la prima economia del mondo, lo sa, e lo sfrutta senza pietà. E’ difficile sentircelo dire. E’ vero. Da un lato perché così abbiamo un colpevole quando le cose vanno male, dall’altro perché non siamo molto bravi a farci i complimenti.

Beneficiando di regole che sempre più proteggevano e agevolavano il commercio tra gli Stati membri e mettevano spalle al muro il resto del mondo, l’economia dall’altra parte della Manica fioriva inarrestabile, al punto che proprio i vincoli europei venivano considerati un freno.

E adesso?

Adesso sono fuori, saranno vittime delle stesse prepotenze che l’Europa riserva a chi non vuole giocare secondo le sue regole. Quell’Europa che litiga sullo 0,1% di PIL e che non risponde al telefono quando le persone affogano, ma quella stessa Europa che finora è stata tenuta insieme da un principio che applica senza sconti: se non sei europeo, vali meno!

E allora l’incubo britannico diventa realtà! Il Regno Unito non ha 27 potenziali acquirenti per i suoi prodotti, ma uno solo.

Quelli che prima erano partner adesso sono un unico, grande, esperto concorrente agguerrito che ha il rigore di un tedesco, l’arroganza di un francese e tratta come un italiano.

I capitali non viaggeranno più gratis da Londra verso Milano, Parigi o Francoforte, e tanto meno faranno il percorso inverso.

Un assaggio di cosa significhi stare dall’altra parte del tavolo delle trattative rispetto all’Europa lo stanno già avendo, con Michel Barnier (capo negoziatore UE per la questione Brexit) che sta cercando di spiegare a Theresa May che l’unico margine di trattativa è se preferiscono pagare in contanti o con bancomat.

Punirne uno per educarne 27? Forse.

La porta per uscire comunque resta aperta. Nel frattempo…

GOOD LUCK YOUR MAJESTY!


Di Marco Fabrizio

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