Sic transit “Salvator Mundi”

Poco tempo fa’ è stato battuto all’asta, per la cifra record di 450 milioni di dollari, il “Salvator Mundi”, prodotto artistico generalmente attribuito a Leonardo da Vinci. Trattasi d’altronde di un’opera soggetta a più e più restauri e ritenuta, per l’appunto dalla maggioranza, e probabilmente anche a ragione, frutto della bottega del Leonardo; per altri si avrebbe invece a che fare col risultato dell’abilità artistica di un raffinato artista Lombardo del ‘500.

E’ comunque indubbio che la spropositata cifra ed il diffuso destato interesse globale per la questione hanno riportato alla ribalta la sempre attuale immortalità del genio toscano, uomo capace di ispirare scrittori, registi, artisti di ogni natura, perfino writers. E’ un motivo nostrano di vanto, artista, per usare una terminologia quarantottina, in grado di “illustrare la Patria per altissimi meriti”, con benemerenze che per la verità potrebbero ispirarci istanze di nostomania. E ciò a maggior ragione addentrandosi tra gli equivoci e i dogmi che da sempre fanno capolino intorno alla figura dell’artista.

Non è un caso infatti che Leonardo venga ricordato solo e semplicemente col suo nome, privilegio concesso solo a coloro i quali si siano erti su tutti per genio e fama.

Persino il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud (ed è questo l’acme dell’indagine sul maestro), ne fu devoto ammiratore. Al punto da dedicargli un intero saggio, col fine di coglierne non solo le sfumature caratteriali, ma anche per inquadrare la sua sempre discussa sessualità attraverso l’interpretazione di un sogno che Leonardo stesso descrisse nei propri diari.

E’ Freud dunque a rappresentare Leonardo come potenzialmente omosessuale, di indole generosa e cordiale: intrigante approfondimento corroborato dal di costui continuo desiderio di slancio verso quella madre dalla quale fu separato da infante. Le diffusissime rappresentazioni muliebri della Madonna, di Sante e di nobildonne sono spesso impreziosite da un riso affettuoso sebbene enigmatico, espressione di beatitudine che per Freud non sarebbe, obbligandosi l’uso del modo condizionale, altro che il sorriso della madre nei ricordi dell’ormai adulto pittore. Peraltro, non vi sono documenti nè testimonianze di suoi rapporti amorosi con donne, al punto che non sembrano eccessivamente incaute neppure quelle ipotesi peroranti una deliberata castità.

Certificata senza dubbio è, invece, l’accusa, quand’era ancora ventiquattrenne, di sodomia; il caso comunque fu archiviato, e ciò probabilmente poiché ad esserne coinvolto fu un membro dell’alto patriziato fiorentino.

E’ altrettanto attestato nelle fonti dei suoi rapporti piuttosto stretti con qualcheduno degli allievi, in particolar modo col Gian Giacomo Caprotti, giunto da lui all’età di dieci anni quale semplice, seppur valente, discente, ma al quale devolvette mortis causa la Gioconda; fu alquanto ravvicinata anche la familiarità nata con Francesco Melzi, che gli rimase al fianco sino al fatale dì presso la corte francese. Ed è altrettanto vero che mai prese moglie.

Queste, in sintesi, le teorìe in merito più accreditate. Ad ogni modo, sembrava d’uopo, visto il risalto internazionale ottenuto dal bando del “Salvator Mundi”, tributare quel che si deve a Leonardo, capace di rivoluzionare la sua epoca, di rappresentare il trionfo dell’uomo quale essere senziente e curioso e ingegnoso e brillante.

E se, camminando tra gli Uffizi o dispersi nella sconfinatezza del Louvre, capiterà la fortuna di imbattersi in un Leonardo (preferibilmente senza essere sospinti dalla folla), non sarà necessario sbalordirsi se irresistibilmente attratti da quei sorrisi confortanti sebbene appena accennati. Sarà certamente perchè, fuor di volontà, si avrà scorto, sul viso di una Madonna o di una nobile dama, il niveo sorriso della madre verso il pargolo.


Di Mauro Dario Rufini e Paolo Cardinali

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