Un lunedì nero

La rosea crescita dei mercati è stata interrotta lo scorso 5 febbraio, portando Wall Street nel panico. Segni premonitori di tale collasso si erano presentati nelle settimane precedenti come rialzi dei tassi obbligazionari causati dal maggiore livello dei salari attesi in USA con conseguente aumento dell’inflazione attesa.

Ma cosa è accaduto nello specifico? Cosa ha spinto il ribasso del mercato? Il motivo risiede nella diffusione del Vix, un indice sulla volatilità attesa nel mercato delle opzioni aventi come sottostante l’indice S&P 500: negli ultimi anni infatti, sono sorti strumenti derivati – quali gli ETN (Exchange Trade Notes) – che permettono di comprare e vendere la volatilità espressa dal Vix.

Numerosi investitori si erano affidati a tali strumenti. Questi, se venduti, aumentano il proprio valore al ridursi della volatilità sul mercato. La ricerca di extra-rendimenti vendendo volatilità è stato uno dei trend più importanti del 2017, accrescendo il valore di tali fondi. Il XIV, uno dei principali fondi gestito da Credit Suisse, è passato così da 40$ a 144$ in un anno, cumulando i vari decrementi del Vix. Lunedì tuttavia, i mercati hanno registrato un’elevata volatilità; volatilità che ha portato i succitati fondi a dover chiudere le proprie posizioni di vendita; con un conseguente incremento della volatilità attesa! Il Vix ha visto così aumentare il proprio valore del 300%, picco mai raggiunto dai tempi della crisi. Data però la correlazione negativa del Vix con gli altri indici di mercato, questo incremento ha portato a una perdita, nella sola Wall Street, di oltre 2500 miliardi di dollari di capitalizzazione, azzerando i guadagni ottenuti nell’ultimo anno.

Ma questi rialzi di volatilità hanno prodotto un danno irreversibile al mercato? Dovremmo aspettarci nuovi ribassi? Dato l’andamento rialzista del mercato (per più di 378 giorni lo S&P500 non ha subito correzioni ribassiste superiori al 5%) con una volatilità attesa e realizzata molto bassa, gli investitori nell’anno passato strutturarono i propri portafogli esponendosi in maniera significativa al rischio di mercato: se ora cambia il contesto però, con una potenziale volatilità più elevata, sarà necessario ridurre tale esposizione.

Impossibile dire a priori ciò che accadrà e l’impatto sugli indici mondiali, ma se la volatilità rimarrà stabile in un intorno di 10 punti, allora non sarà cambiato nulla e il mercato tornerà a crescere. In uno scenario alternativo, con un incremento della volatilità strutturale, sarà invece necessaria una riallocazione del rischio nei portafogli, con conseguente riduzione dei pesi degli indici, nei differenti portafogli degli operatori.


Di Federico Ciaralli

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