CHE AFFARE QUESTA SOVRANITÀ MONETARIA

L’economia turca è nei guai, quella venezuelana neanche a dirlo.

La valuta crolla, l’inflazione corre, gli investitori scappano.

Nonostante le cause che portano alla recessione siano diverse da Paese a Paese, il minimo comune denominatore che impedisce di contrastarle è lo stesso: basso grado di indipendenza della banca centrale rispetto all’autorità governativa che si occupa di emettere titoli di debito.

Ma andiamo con ordine.

Il Venezuela è il paese con le riserve petrolifere più ingenti del pianeta, ha senza dubbio risentito della guerra dei prezzi che ha visto protagonisti USA e Arabia Saudita (ricorderete tutti il petrolio a 30$ al barile).

La nazionalizzazione dei giacimenti petroliferi sicuramente non ha aiutato, infatti, con il prezzo del prodotto che vendi al di sotto del costo che sostieni per estrarlo, non puoi far altro che accumulare debito. Ora, se il giacimento è in capo ad un’azienda privata, tale debito porta al fallimento di quell’azienda (se non è stata in grado di prevedere lo shock), se il giacimento è in capo allo Stato, il debito è pubblico.

A questo punto lo stato ha 2 possibilità:

1) Ridurre le spese di altre voci del bilancio: sanità, welfare (la famosa spending review);

2) Monetizzare il debito: chiedere, o meglio obbligare la banca centrale a comprare i titoli di debito pubblico stampando moneta ex novo.

Il Venezuela, di certo non celebre per le sue facoltà di economia, ha scelto la seconda opzione. Il risultato è stato un’inflazione talmente alta che non si può calcolare, ma solamente stimare, il che comporta un impoverimento in termini reali della popolazione che di giorno in giorno si fa più gravoso.

La situazione turca ha cause differenti, ma ripercussioni forse peggiori sul resto del mondo visto il grado di apertura della loro economia e dell’esposizione dei Paesi europei.

In questo caso, i dogmi finanziari della religione di Stato, impediscono alla banca centrale di alzare, quando le condizioni economiche lo richiedono, i tassi d’interesse. Questo porta ad una politica monetaria costantemente espansiva e dunque, economicamente parlando, riconducibile a quella seconda opzione scelta dal Venezuela.

Sicuramente l’economia turca è più solida rispetto a quella venezuelana, e questo gli permette, almeno per il momento, di non pensare al peggio e di avere più tempo per prendere le adeguate contromisure. Tuttavia, il gridare al complotto internazionale del presidente Erdogan non lascia intendere ai mercati che le autorità economiche turche abbiano il polso della situazione.

Le due situazioni di difficoltà, hanno comunque un denominatore comune, che è una politica monetaria immotivatamente espansiva. La causa di tale problema?

Semplice: è il basso grado di indipendenza della banca centrale rispetto all’autorità governativa.

Ora, tralasciando i motivi, politici e culturali, che hanno condotto i due Paesi ad avere delle banche centrali poco indipendenti, è evidente come possiamo prendere esempio dalle due realtà rapidamente (spero non troppo) analizzate, per concludere un dibattito inutile che recentemente è stato aperto dal fronte definito “sovranista”.

La frase “riprendiamoci la nostra sovranità monetaria” non tiene conto delle situazioni sopra descritte. Infatti, se si volesse trarre vantaggio da un eventuale riacquisto della sovranità monetaria, si dovrebbe obbligare la banca centrale nazionale ad acquistare il debito pubblico tramite l’emissione di nuova moneta ogni qualvolta i mercati decidessero di non investire più nel nostro debito. Il governo perderebbe qualsiasi incentivo a contenere la spesa pubblica, le zecche dello Stato assomiglierebbero a delle cartiere e noi andremmo a comprare il pane con i trolley pieni di carta straccia. In pratica… un meraviglioso Venezuela all’italiana.

I vantaggi che l’Italia trae dall’Euro e dall’Europa, come più volte ho ribadito, non sono neanche quantificabili, ma mentre cerchiamo di stimarli, siate felici di una banca centrale (quella Europea) che ci chiede di ridurre il debito pubblico.


Marco Fabrizio

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