ALLA RICERCA DEL LEADER

È chiaro come negli ultimi anni, nel quadro della politica nazionale, i partiti si stiano avvicinando sempre più a quel “leaderismo” tipico d’oltreoceano. Si va sempre più alla ricerca dell’uomo forte, del “capo” e non più dell’esponente di partito.

Tralasciando il fatto che per la struttura istituzionale del nostro Paese essere “capo” sarebbe deleterio per il politico stesso, in quanto, vivendo in una Repubblica Parlamentare in cui il bicameralismo perfetto è considerato un dogma imprescindibile per salvaguardare la democrazia, e considerando che la scissione tra la figura di Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio non è mai stata messa neanche lontanamente in discussione,

qualora si trovasse veramente un uomo in grado di essere “solo al comando”, questo avrebbe un potere derivante da un sistema di deleghe talmente articolato tale per cui, non sarebbe più “solo al comando”.

In sostanza, l’intera parte dedicata all’Ordinamento della Repubblica nella nostra Costituzione potrebbe essere sostituita con “NESSUNO DECIDERA’ MAI DA SOLO” e dunque, l’”uomo forte”, è forte solo se gli altri sono d’accordo. Viene annientata quindi la sua forza nel momento stesso della sua eventuale nomina a capo del governo.

Ma in questa sede non vorrei mettere in discussione l’architettura istituzionale dell’Italia (che reputo di per sé soddisfacente), quanto più fornire uno spunto di riflessione sul ruolo del leader.

I leader politici di oggi, possono essere considerati leader?

Rispondiamo subito, no!

Oggi la politica non è fatta da leader, ma da portavoce.

Si raccolgono le indignazioni, la rabbia, le frustrazioni più o meno giustificate da persone logorate da anni difficili, si fanno le squadre: COMUNISTI COL ROLEX vs IGNORANTI e via a chi la spara più grossa.

E i “leader politici” in tutto questo?

I leader provocano, aizzano, cavalcano l’onda.

Nella migliore delle ipotesi possiamo pensare che abbiano travisato Machiavelli, svincolando la morale non solo dall’azione politica, ma dalla politica stessa. Nella peggiore, non hanno minimamente idea di cosa s’intenda per Politica.

Avrò visto troppi documentari sulla prima Repubblica, ma questa per me non è politica. Questi, per me, non sono leader.

Il leader non cavalca l’onda, il leader la provoca.

Il leader non ascolta “cosa si dice al bar” per poi urlarlo in Parlamento, il leader convince che la sua idea è la migliore, che non siamo divisi in squadre ma facciamo parte di un unico Paese.

Il leader non cambia idea a seconda della rete televisiva che lo intervista per dare ragione a tutti, il leader spiega le sue impopolari decisioni.

Il leader non cammina sulla strada più comoda, il leader batte il nuovo sentiero.

Pertanto, è doveroso un appello a tutti gli attori politici del nostro tempo: restituiteci la politica del dialogo e della mediazione, la politica in cui il governo non si comporta come se stesse all’opposizione.

Rivogliamo i Ministri in giacca e cravatta anche il 15 di Agosto, consci del ruolo che ricoprono a livello internazionale come rappresentanti della settima Economia mondiale.

Solo nel momento in cui le Istituzioni recupereranno la loro dignità, lo Stato potrà ricoprire quel ruolo di arbitro che gli compete in una Democrazia Liberale.

Infine, ridateci il gusto di ascoltare un dibattito (dopo averci ridato i dibattiti).

Insomma… RIDATECI LA POLITICA.


Marco Fabrizio

 

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