IL SOLE SORGE A EST

Partiamo da una serie di fatti, se all’inizio vi sembreranno sconnessi, vi invito a tenere duro perchè forse poi tutto acquisterà un senso.

1. È stato allargato il canale di Suez

2. Il ministro delle finanze Tria andrà, insieme ad alti funzionari del MEF, in Cina

3. Aziende cinesi sono interessate al porto di Trieste

Cominciamo.

Ad oggi, il porto d’Europa è Rotterdam. È lì che arrivano la gran parte delle merci dalla Cina (prevalentemente materie prime) destinate ad essere lavorate dalle varie industrie del Continente. Fin qui nulla di nuovo, è ciò che ha reso grande l’Europa: compra, lavora e rivende.

Perché Rotterdam? Semplice, le navi cargo provenienti dalla Cina, riuscivano a passare soltanto per lo stretto di Bering, quindi necessariamente dovevano attraccare in un porto del nord Europa.

Adesso, grazie all’allargamento del canale di Suez, è possibile raggiungere l’Europa facendo il “giro corto” e dunque attraversando l’oceano Indiano. Il naturale approdo sarebbe dunque un porto del sud-Europa.

Ecco spiegato l’”improvviso” interesse delle aziende cinesi per Paesi come Grecia, Italia o Portogallo.

Il grafico sottostante dà una vaga idea del giro d’affari che intercorre tra Europa e Cina, e di quanto questo sia cresciuto negli ultimi anni.

Insomma, la Cina si appresta a diventare il primo partner dell’Unione e l’Italia potrebbe giocare un ruolo fondamentale a livello commerciale. Da tempo l’amico cinese si è accorto della strategicità del nostro Paese e dei vantaggi che potrebbe portare da ambo le parti una stretta partnership. Sussurri non accolti per via dell’ormai ingestibile fragilità politica del bel Paese.

Tutto questo è causa ed effetto del fatto che il nostro ministro delle Finanze, per la prima volta, non andrà a vendere il debito italiano in capitali europee come Berlino o Parigi, nè tanto meno, come è sempre stato, negli USA. Il partner Cinese infatti negli ultimi anni si è dimostrato più affidabile, più stabile, e più disposto ad assecondare le esigenze nazionali.

In sostanza, l’Italia e l’Europa tutta, volgono lo sguardo ad Oriente vista la stretta complementarietà delle due economie rispetto all’alleato atlantico che sempre più assume il ruolo di concorrente.

Ora, l’Italia come pensa di GOVERNARE lo storico cambio di rotta?

Continueremo a dire “forse” alla TAV o a tutte le grandi opere e infrastrutture che agevolano lo smistamento delle merci nel continente?

Perché non si sente parlare di un ammodernamento e ingrandimento del porto di Taranto?

Ancora, perché il ministro dello Sviluppo Economico non incontra le aziende cinesi per coordinare gli investimenti nel porto di Trieste? Lo si vuol lasciare terra di conquista o ci vogliamo sedere ad un tavolo e trattare per il bene delle nostre aziende, e quindi dell’occupazione?

L’Italia è da sempre in una posizione strategica, tale per cui le opportunità talvolta ci capitano senza volerlo, ma è chiedere troppo che vengano sfruttate?

Capisco che è già difficile accettare un tubo del gas che passa sottoterra, figurarsi l’ingrandimento del porto di Taranto… ma le sfide che ci attenderanno sono molteplici e determineranno molto più di quanto pensiamo. La domanda è: siamo pronti?


Marco Fabrizio

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