SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO

“I vaccini servono”; “l’Ilva resta aperta”; “rispetteremo i vincoli di bilancio”.

No, non è tornato il PD al governo, sono dichiarazioni del governo definito del cambiamento.

Come mai? Perché? Cosa è successo?

È semplice: la “politica”, con la p minuscola stavolta, è un lusso che ci si può permettere solo all’opposizione. Le urla, i comizi, le semplificazioni, di questi tempi fanno sicuramente aumentare il consenso, ma non risolvono i problemi. Diffidate di un politico quando dice “è semplice”! L’Italia è un Paese complesso, e governarlo non è mai stato semplice.

Governare significa trovare il giusto equilibrio tra relazioni internazionali, interesse nazionale, norme, diritti, giustizia sociale, consenso.

Le scadenze, il dover decidere, hanno tragicamente svegliato il governo dal sogno dell’opposizione per portarlo all’incubo della realtà.

VACCINI

In origine fu l’”obbligo flessibile”. La poeticità dell’ossimoro come figura retorica è fuor di dubbio e indiscutibilmente attraente dal punto di vista dell’opposizione. Ma al governo? Come scrivere una proposta di legge che racchiuda tale concetto? Come conciliare diritto e poesia?

E vaccini obbligatori siano!

ILVA

Una delle più grandi imprese del Paese, che vale un punto di PIL e che dà lavoro a circa 20.000 persone, non può non attrarre facili propagande tanto originali quanto bizzarre. Ad un’intera città è stata promessa, in campagna elettorale, la riconversione a parco giochi dell’intera area interessata. Ma, come anticipato, la campagna elettorale è un conto, il governare un altro.

E dunque, anziché mantenere la promessa, si è preferito mantenere (per fortuna) industrializzata una delle regioni del sud-Italia.

È fondamentale sottolineare, per il Nostro ragionamento, che l’investitore (Arcelor-Mittal ndr.) è stato trovato dal governo precedente, e l’accordo siglato è pressappoco il medesimo messo in piedi prima delle elezioni.

VINCOLI DI BILANCIO

Si è rapidamente passati dal “faremo tremare i mercati” al “i mercati ci hanno fatto tremare”. Eh sì, perché siamo noi che abbiamo bisogno di loro.

Lo spread ci ha fatto capire che minacciare i nostri creditori (“i mercati”) di non ripagare i debiti, non comporta assolutamente alcun problema per loro, ma soltanto per noi. Infatti, se minacci qualcuno di non restituirgli i suoi soldi, semplicemente, eviterà di prestarteli nuovamente, o come minimo, richiederà un premio più alto per il rischio che si assume.

Il governo, scottato dall’impennata dello spread sull’ultima asta di BTP, sembra stia optando per la linea del contenimento del debito nella prossima legge di bilancio, con buona pace del reddito di cittadinanza per come era stato promesso (costo: 100 miliardi l’anno), flat tax (costo: 150 miliardi l’anno).

Insomma, questi 100 giorni di governo possono essere racchiusi in una parola: “continuità”.

Ma allora il cambiamento dove è?

Nei fatti, l’opposizione più dura mai fatta nella storia della Repubblica, ora al governo, sta dicendo “non è che andava proprio tutto male…”.

Chi governava non sarà stato simpatico ai più, ma la linea del “cambiamento” così a gran voce annunciata, a mala pena si intravede.

È vero, sono passati solo 100 giorni, ma si potrebbe anche notare che in questi 100 giorni lo spread è salito, la fiducia di imprese e consumatori è diminuita e il mondo si fida meno di noi.

Insomma, al di là degli annunci, si stava meglio quando si stava peggio.


Marco Fabrizio

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...