SUPERNOVA

Questo Governo è in carica da quattro mesi. In soli quattro mesi il quadro è diventato chiaro, come non lo era ormai da tempo immemore. Mi riservo (anzi ci riserviamo) un commento sull’operato di questo Governo quando, a breve, la maggioranza in Parlamento cadrà. Quest’oggi ci concentreremo sulle conclusioni che si possono trarre su una delle forze di Governo, probabilmente la più controversa e la più trattata sulle pagine di questo periodico finora. Sto parlando, ovviamente, del MoVimento per auto-antonomasia.

Cercano di sorvolare, cercano in tutti i modi di nasconderlo, vuoi attraverso una martellante propaganda “a misura d’uomo comune” – vedi i vari decreti e decretuncoli “hashtag-spazzacorrotti”, “hashtag-scacciacattivi”, “hashtag-ammazzavampiri” e i vari provvedimenti “dignità”, “eleganza”, “gentilezza”, “onestà”, “bontà” e tutti gli altri slogan così cari agli autori della narrativa pentastellata – e una campagna di diffusione operata sui social a suon di condivisioni da account non sempre trasparenti nel rappresentare l’identità del sedicente utente a cui si riferiscono. Tuttavia, è indubbio, il MoVimento 5 Stelle sta vivendo la sua – forse prima – grande crisi.

Il riferimento non è solamente a un Presidente della Camera espressione di un partito che governa con la nouvelle droite ai limiti dell’alt-right neo-totalitaria che prende parte alla festa dell’Unità. Il disagio, perché di disagio si tratta, è molto più profondo. Per anni il partito in questione ha sfruttato ogni singola occasione, ogni singola informazione, talora anche non integralmente ‘vera’ nel senso ortodosso del termine, per dare addosso alla ‘vecchia politica’, rea, a dire del pentastellato medio “di aver distrutto questo Paese”. Il fatto che l’Italia abbia un serio problema con la classe politica è sempre stato vero, da tempi ben anteriori a quel fatidico 1992 che a suon di avvisi di garanzia cancellò d’un tratto il lascito dell’Assemblea Costituente. Erroneo è sostenere, però, che le ultime elezioni abbiano risolto il suddetto problema.

Al di là della apparente inesperienza di alcuni esponenti del Movimento che traspare dalle pagine di tutti i quotidiani e da ogni dove – pare che addirittura Travaglio si stia accorgendo che qualcosa non va –, un dato risulta incontrovertibile: il M5S forza di governo ci dimostra che governare è ben più difficile che fare opposizione.

Strategicamente e con una certa malizia, per il solo fine di attrarre consensi, l’Oberkommando dei “gialli” ha sottaciuto ogni riferimento all’obbligo vaccinale, all’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea e quella monetaria, all’emergenza umanitaria che l’instabilità nel Maghreb ha tradotto in immigrazione massiccia e pandemica. Ha giocato ogni carta solo e unicamente contro il potere precostituito, votando nelle rispettive sedi di competenza – in silenzio, certamente – contro le unioni civili per le coppie omosessuali, contro la revisione del regolamento di Dublino – perfino la Lega si astenne -, contro la reintroduzione dell’art. 18 – dopo averne per anni invocato istericamente la reintroduzione -, contro il provvedimento sulle vaccinazioni, contro la legge elettorale – dopo aver da sempre urlato contro quella precedentemente in vigore-, contro gli 80€ di Renzi . Insomma: contro tutto ciò che non è stato di provenienza dei loro banchi.

L’esosità dimostrata nei confronti dei provvedimenti proposti dagli ‘altri’ si è però riequilibrata con una prodigalità quasi estrema dimostrata nelle promesse fatte dal MoVimento, anche rispetto agli stessi provvedimenti a cui hanno dato voto contrario. Hanno promesso di essere i migliori, di reintrodurre l’art. 18, di eliminare l’obbligo vaccinale, di chiudere l’ILVA, di costruire la funivia a Boccea a Roma, di dare soldi a tutti per il solo fatto di essere cittadini italiani – però “che schifo gli 80€ -, di impedire la costruzione della TAV e del TAP, di rimettere a posto i conti pubblici e di sconfiggere ogni tipo di criminalità.

È chiaro, finché si è all’opposizione, il problema di dover accontentare tutti è secondario. Oggi però, nonostante il ricorso alla scusa di “quelli di prima” sia ancora molto in voga, il MoVimento 5 Stelle è al Governo di questo Paese. È una forza di governo che si sta rendendo conto di aver alzato troppo i toni, di aver promesso troppo, di dovere troppo a troppe persone. Per questo motivo si prende tempo combattendo battaglie che non può vincere, fattualmente e legalmente, strumentali solo a poter lanciare il relativo slogan – così è andata con ILVA, così è andata con l’obbligo vaccinale e così, probabilmente, andrà con Atlantia -. Tuttavia questa strategia, la “dottrina Di Maio”, è inevitabilmente e inesorabilmente destinata al fallimento, schiacciata dal peso della realtà empirica.

Più il tempo passa, più la resa dei conti sarà aspra e amara, e questa è inevitabile. Infatti, stando ai sondaggi, l’alleato Salvini – che fino a giugno era quello che “deve decine di milioni di euro agli italiani” – avrebbe superato i consensi dei grillini raddoppiando l’elettorato. Evidentemente la coerenza paga.


Ludovico Lenners

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